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CCLXXXVII

Allo stesso.

     Chiunque a fama gloriosa intende
per via di chiaro stil, d’alto intelletto,
talor basso e vilissimo soggetto,
per essaltarlo poetando, prende.
     Omero, che per tutto fama stende,
alzò cantando un animal negletto;
e Virgilio, la lingua saggio e ’l petto,
de la zanzala, al ciel, scrivendo, ascende.
     Tal di noi, basso tema, fate vui,
che ’l nostro nome, indegno ch’uom riguardi,
alzate sí che non fia mai che moia.
     A voi, Priuli saggio, ceda lui,
che Mantov’orna e i bei campi lombardi,
e chi cantò Micena insieme e Troia.


CCLXXXVIII

Ad un reverendo degnissimo.

     Cercando novi versi e nove rime
per poter far le lodi vostre cónte,
Apollo, sceso giú dal sacro monte,
l’orecchie mi tirò ne l’ore prime.
     — Altro ingegno, altro stile ed altre lime,
— mi disse — o d’eloquenzia un maggior fonte
ti converrebbe a poter stare a fronte
con soggetto sí degno e sí sublime.
     Un mar, che non ha fine e non ha fondo,
cerchi solcar, cercando di lodare
il riverendo a null’altro secondo.
     A tutt’altri le stelle furo avare,
quando mandâr sí chiaro spirto al mondo,
a cui han dato ciò che si può dare.