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     un mostrar quel ch’uom chiude dentr’e fore.
un esser sempre pallido e tremante,
un errar sempre e non veder l’errore,
     un avilirsi al viso amato innante,
un esser fuor di lui franca ed ardita,
un non saper tener ferme le piante,
     un aver spesso in odio la sua vita
ed amar piú l’altrui, un esser spesso
or mesta e fosca, or lieta e colorita,
     un ogni studio in non cale aver messo,
un fugir il comerzio de le genti,
un esser da sé lunge ed altrui presso,
     un far seco ragioni ed argomenti
e disegni ed imagini, che poi
tutti qual polve via portano i venti,
     un non dormire a pieno i sonni suoi,
un destarsi sdegnosa ed un sognarsi
sempre cosa contraria a quel che vuoi,
     un aver doglia e non voler lagnarsi
di chi n’offende, anzi rivolger l’ira
contra se stesso e sol seco sdegnarsi,
     un veder sol un viso ove si mira,
un in esso affissarsi, benché lunge,
un gioir l’alma, quando si sospira,
     e finalmente un mal che unge e punge.