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CXCI

Sullo stesso argomento.

     Comincia, alma infelice, a poco a poco
a ricever di fiera sorte il colpo,
a cui pensando sol mi snervo e spolpo,
ed in guai si converte ogni mio gioco.
     L’alta cagion del nostro chiaro foco
partirá tosto; di che, lassa, io scolpo
Amore, e ’l crudo mio signor incolpo,
sí veloce a cangiar pensier e loco.
     Sí che, quando si parte e torna il sole,
non vegga l’occhio tuo di pianto asciutto,
poi che, dove si può, cosí si vuole;
     ch’un cor saldo e costante vince il tutto,
e morte alfine, o ’l tempo, come suole,
ti trarran fuor di vita e fuor di lutto.


CXCII

Infelice stato d’Amore.

     Amor, lo stato tuo è proprio quale
è una ruota, che mai sempre gira,
e chi v’è suso or canta ed or sospira,
e senza mai fermarsi or scende or sale.
     Or ti chiama fedele, or disleale;
or fa pace con teco, ed or s’adira;
ora ti si dà in preda, or si ritira;
or nel ben teme, ed or spera nel male;
     or s’alza al cielo, or cade ne l’inferno;
or è lunge dal lido, or giunge in porto;
or trema a mezza state, or suda il verno.
     Io, lassa me, nel mio maggior conforto
sono assalita d’un sospetto interno,
che mi tien sempre il cor fra vivo e morto.