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Nel limbo erano turbe di quei sospirosi, e le turbe1

eran molte e grandi,
e d'infanti e di femmine e di viri.

Ma Dante avanti i lamenti e le moltitudini del vestibolo aveva sì la testa cinta d'orrore, pure il suo maestro non gli lascia concepir pietà di quelli sciaurati; mentre nello scendere al limbo il poeta è tutto smorto, e non d'orrore ma di pietà2. E Dante appena sa il duolo di questi ultimi, è preso subito al cuore da gran duolo anch'esso. E se nel vestibolo sente dire che quelle sono3

anime triste di coloro
che visser senz'infamia e senza lodo,

e se là incontanente intende, ed è certo4, che quelli formano la setta dei cattivi e sono5

sciaurati che mai non fur vivi,

qua invece conosce che in quel limbo sono sospesi6

gente di molto valore.

II che è proprio un'antitesi, che valente nel Convivio e nella Comedia è il proprio contrario di vile. E mentre Virgilio professa di volere risparmiar parole, in proposito degli sciaurati del vestibolo, "Dicerolti molto breve", e infatti conclude il breve discorso con le parole,

  1. Inf. IV 29 seg.
  2. Inf. III 31, 45, 51; Inf. IV 14; 21
  3. Inf. III 35 e seg.
  4. Ib. 61.
  5. Ib. 64
  6. Inf. IV 44.