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MOSAICO.

Noi entriamo nella vita, pallidi e febbricitanti pellegrini, con l’ardente desiderio delle grandi azioni, delle grandi passioni, dei grandi orizzonti; vogliamo, spiriti insaziati, toccare il culmine d’ogni cosa, dovessimo pure da quella vertiginosa altezza scoprire abissi paurosi; il nostro pensiero impone alla nostra volontà ardimenti inauditi: abbiamo in noi una fretta affannosa, che ci fa sentire sempre l’imperioso bisogno del fatto compiuto. E trabalzati, scossi, sospinti, urtati nella lotta perenne fra l’idea e la parola, scomponendo vecchi ideali per formarne di nuovi, calpestando quello che fu oggi la nostra gioia per crearne il dolore dell’indomani, consumati da credenze incomplete e da dubbi che non osano affermarsi, noi siamo intimamente infelici. Perchè noi trascuriamo nella nostra via tutto quello che è piccolo, che è soave, che è benigno; lasciamo da banda un corteo di impressioni leggiadre; disdegniamo le idee troppo vaghe o troppo minute; ci sentiamo pieni di disprezzo per i ricordi infantili, per le ore di tenerezza che assalgono lo spirito stanco dalla soverchia tensione, per il diletto di una bella ap-