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Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/266


— Che folla!

— Sono giornate di quarantamila lire — mormorò il commesso che la conosceva.

— Tutti comprano dolci... — ripetette essa, rispondendo più a sè stessa.

— Sono le banche che ci fanno vendere i dolci — conchiuse argutamente lo svizzero.

Uscendo di là, si trovò di nuovo scontenta, annoiata. Perchè era uscita, perchè camminava? Che gliene importava di tutta quella gente, di tutta quella roba da mangiare? Che le faceva il Natale? Per lei non vi era nè Natale, nè Pasqua, nè nessuna festa, di nessun genere. La giornata declinava e lo scirocco si tramutava sempre più in umidità. Verso San Ferdinando non vi era più quell'urlìo, ma sempre da tutti gli angoli dei vicoli, Berio, Campane, Sergente Maggiore, Carminiello, Vico Rotto, Nardones, la voce formidabile scoppiava, in coro, a distesa, incitando a comperare le bombe—carta, le rotelle, i fruvoli pazzi, i tricche—tracche, i fuochi di bengala, tutto lo spariatorio, una voce instancabile, invincibile, che superava, che vinceva tutte le altre — Sparate, sparate!

E lo spariatorio di Natale, invano proibito dalle ordinanze della questura — che però ne aveva permessa la vendita — invano perseguitato dalle contravvenzioni delle guardie, lo spariatorio cominciò