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Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/142


Ma questa neppure si mosse: col capo buttato indietro sul guanciale, con due lunghe treccie castane sparse sulla bianchezza della federetta, con la rossa bocca chiusa, dormiva così beatamente, cosi profondamente, che la signora, la madre, la chiamò ancora una volta, ma pian piano, come se le mancasse il coraggio di svegliarla.

— Povera figlia — disse poi, sottovoce, come se parlasse fra sè.

E incrociò le delicate mani bianche sulla coperta. Tommasina, appoggiata alla spalliera del letto, famigliarmente, guardava Caterina, la fanciulla quattordicenne, dalle folte sopracciglia nere, dal naso rincagnato.

— Perchè dite: povera figlia? Sta benissimo, Dio la benedica.

— Vorrei che dormisse sino a tardi che non fosse costretta andare a scuola — fece la madre, mentre quietamente, modestamente, cominciava a vestirsi.

— Va alla scuola e impara la virtù — disse sentenziosamente Tommasina — se io sapessi leggere, non farei la serva.

La signora che era davanti allo specchio crollò il capo malinconicamente, piccola, magra, di forme assai eleganti, non guardava neppure in quella spera verdastra, dove le faccie apparivano pallide, pallide: e passava lentamente il pettine in quei suoi lunghi capelli biondi, una meravigliosa chioma