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Pagina:Seneca - Lettere, 1802.djvu/11


pa non disdicevole. Ho cercato che nitida ne fusse la stampa, ed esatta la correzione, e spero d’avere in ambe queste cose il mio intento ottenuto. Quand’io abbia la sorte di veder, se non commendata, compatita almeno da Voi, a’ quali da me consecrata viene, la mia qualunque fatica, reputerommi un avventuroso uomo quant’altri mai. Qui mi si aprirebbe l’adito a discorrere delle belle prerogative, che adornano Voi tutti insieme, e ciaschedun di Voi in particolare. Che non potrei dire senz’ombra di menzogna di Voi, che delle vetustissime, non meno che nobilissime Famiglie vostre, che finalmente de’ vostri respettivi Maggiori tanto, e tanto a ragione famigerati! Ma quella modestia, che m’impedì di cogliere poesie lodatrici delle distinte doti che fregianvi a dovizia, quella disdegna anco ch’io le commendi e magnifichi in isciolta orazione. Mi sia lecito almeno qui su la fine di congratularmi vivissimamente con essovoi de’ bei vostri nodi, che posson ben credersi, per valermi d’un’espressione poetica, orditi in Cie-