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tanto mai circondato da nessuna delle gelosie e delle invidie, così frequenti anche nel mondo accademico. Nessun primato fu mai ammesso così tacitamente e senza resistenza come il suo che egli non fece mai minimamente sentire. Neil’esprimere giudizi su cose e sopratutto su uomini, era straordinamente riservato, e solo dopo un lungo periodo d’intimità si potevano udire da lui giudizi espliciti, sopratutto se non favorevoli.

La sua cultura generale, era certo assai larga sopratutto nel campo scientifico; che apprezzasse le arti e le lettere e vi attaccasse grande importanza anche in un cultore di scienze esatte, risulta dalla sua già citata prolusione sulla fantasia nelle scienze; e dalla medesima sappiamo che una delle sue letture favorite erano le vite dei grandi scienziati, di cui doveva essere un divoratore, se ne poteva citare oltre 200.

Quanto ad idee filosofiche e religiose sappiamo che da giovinetto fu un ammiratore ed un seguace della filosofia positiva di Augusto Comte, ma di tali opinioni non fece mai, che io sappia, manifestazioni esteriori; è molto se da alcune espressioni di una necrologia di Roozeboom, in cui si parla, in modo del resto rispettoso, del fanatismo religioso di quest’ultimo e dal desiderio da lui espresso d’essere eremato, possiamo dedurre che in quel primo ordine di idee rimase fino al termine della sua vita.

Non ebbe qualità di oratore brillante e popolare; alieno da ogni sorta di dilettantismo non concedette mai nulla al desiderio di apparire attraente; però le sue conferenze di carattere generale e riassuntivo si leggono volentieri e con profitto per la chiarezza e la ricchezza delle idee, anche se esse non siano sempre di lettura facile. In talune necrologie, p. es. quelle di Meyerhoffer e di Roozeboom, dette più libero sfogo al sentimento e riuscì spesso a trovare espressioni efficaci e commoventi.

Come non fu oratore per grandi uditorii, così non era portato all’insegnamento elementare; egli stesso lo disse in un suo discorso e fu principalmente per sottrarsi a questo obbligo, che era per lui un sacrificio, che si indusse ad accettare la posizione fattagli a Berlino. Quivi egli teneva regolarmente un solo corso d’un ora settimanale su capitoli scelti di chimica fisica, dedicati ad uditori ristretti; da questo corso nacque il suo libro Lezioni di chimica teoretica e fisica, che