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— Il moriche (tabacco) è per i guerrieri rossi.

— Lo fumerò un’altra volta allora, quando avrete trovato il Bisonte Giallo.

— Nero, — corresse il vecchio, con voce pacata.

— Già le tinte non sono il mio forte, — rispose lo scrivano con non minor calma. — Confesso anzi che non mi rammento più se quell’indiano si chiamasse il Bisonte Nero, Bianco, Verde, Rosso, Azzurro...

Un urlo feroce, mandato dai dodici vecchi, i quali avevano finalmente capito che il viso pallido si faceva giuoco di loro, soffocò le ultime parole di Blunt.

— E che! Diventate giaguari o coguari ora? — chiese lo scrivano. — Vi credevo uomini, mentre invece siete bestie selvagge.

Victoria si era alzato, dicendo al vecchio, con voce asciutta:

— Basta, finiamola.

Il vegliardo si rivolse al suo vicino, dicendogli:

— Hai da lamentarti tu, Cuore Rosso, dei lunghi coltelli dell’ovest?

— Mio figlio è stato ucciso e scotennato sul margine del Gran Cañon, — rispose l’interrogato. — Egli erra come un dannato nelle praterie del Grande Spirito, chiedendo la capigliatura d’un viso pallido che possa sostituire quella che ha perduta.

— E tu, Tornado (Tempesta), che hai da dire?

— I visi pallidi una notte hanno invaso il mio atepetl e massacrata la mia donna ed i miei figli, — rispose un altro.

— E tu, Collo Duro?

— Mio padre ha lasciata la capigliatura nelle mani d’un vile gambusino (cercatore d’oro).

— E Isk-tà-shà (Occhio Bianco) ha avuto da lamentarsi dell’amicizia dei volti pallidi?

— Io ho veduto i miei tre figli precipitati nel Gran Cañon dai nostri nemici, e li piango ancora. Erano forti come aceri, agili come daini, terribili come una manada (grosso branco di bisonti); ora sono morti e le loro ossa si disseccano sulle rive del Colorado.

Il vegliardo che presiedeva il consiglio si era alzato, dicendo:

— I visi pallidi sono dunque nostri nemici e mentiscono come squaw quando affermano di essere nostri fratelli. Riconducete nei tempio i prigionieri e giudichiamo.

— Ecco la farsa finita, — disse Blunt. — Non valeva la pena di disturbarci, signori selvaggi.

La scorta li spinse fuori del calli e li ricondusse nel tempio, fra le urla incessanti delle donne e dei fanciulli, ed i latrati furibondi dei cani.