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saldate il passato d’avvenire: la vostra testa vi servirà di penna, di quaderno e di tavola; e la quietanza è già apparecchiata.

Post. Io sono più lieto di morire, che tu nol sei di vivere.

Carc. Infatti chi dorme non sente il dolore di denti; ma un uomo che debba dormire del vostro sonno, credo cangierebbe posto volontieri coll’ufficiale che deve aiutarlo a porsi in letto: perocchè voi non conoscete, amico, il cammino che state per prendere.

Post. Lo conosco.

Carc. La vostra morte ha dunque gli occhi? ciò mi fa meraviglia, perchè nel suo ritratto non li ho mai visti.

Post. Ognuno può sicuramente correr la via che mi è aperta dinanzi, purchè non rivolga altrove il capo per non mirarla.

Carc. Baie coteste! non volgere altrove il capo per non vedere una via che accieca? ah! il patibolo son ben certo che guida alla cecità.     (entra un messaggiere)

Mess. Leva questi ferri, e conduci dinanzi al re il tuo prigioniero.

Post. Tu mi arrechi liete novelle; mi chiami a libertà.

Carc. In sua vece s’appenda dunque me ad un gibetto.

Post. Allora saresti più libero, che essendo carceriere: per gli estinti non vi sono catene.     (Postumo e il Messaggiere escono)

Carc. A meno che non si trovasse qualcuno che volesse disposare la forca onde ingenerare tanti piccoli patiboli, non ho mai veduto chi avesse per lei maggiore inclinazione.     (esce)

SCENA V.

La tenda di Cimbelino.

Entrano Cimbelino, Belario, Guiderio, Arvirago, Pisanio, Lordi, Ufficiali e seguaci.

Cimb. Rimanete presso di me, voi che gli Dei han fatto salvatori del mio trono! Sommamente mi duole che non si possa trovare quell’oscuro soldato che ha combattuto così valorosamente. Coperto dei cenci della miseria, egli affrontava le dorate armature; sempre lo si vedea nelle prime file col petto ignudo, e impenetrabile ad ogni spada. Se la sua felicità può dipendere dai nostri beneficii, felice sarà colui che arrivi a trovarlo!

Bel. Non ho mai veduto più nobile audacia in un semplice soldato, nè più illustri fatti compiuti per mano di uno sconosciuto, da cui, al primo mirarlo, altro non si sarebbe aspettato, che il supplichevole sguardo della mendicità.