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atto quinto 85

or compatte le pietre di una capanna in ruina». — Ma, taciamoci, taciamoci, e andiamo in disparte. — S’avanza il re. (Entrano sacerdoti in processione, recanti il corpo d’Ofelia; Laerte, e i piagnoni la seguono; il re, quindi la regina ecc. ecc.) La regina e i cortigiani... Chi accompagnano dunque? Perchè si mutilato il rito?... Questo accenna che il corpo che seguono finì da sè con mano disperata resistenza. Era d’illustre prosapia... Andiamo in disparte, e osserviamo.     (ritirandosi con Or.)

Laer. Qual’altra cerimonia rimane?

Am. Questi è Laerte, un nobilissimo giovane. Badate.

Laer. Qual’altra cerimonia?

Sac. Le di lei esequie sono state celebrate con tutta la pompa che ci era permessa. Il genere della sua morte è dubbio, e, senza il comando dell’autorità suprema che veglia su tali cose, essa avrebbe abitata una terra profana infino al suono dell’ultima tromba. In vece di queste pietose preghiere si sarebbe gettato su di lei un po’ di sabbia e alquanti sassi, nè gli onori delle vergini avrebbe ottenuti, nè il suo sepolcro sarebbe stato coperte di ghirlande di fiori, nè vi sarebbe entrata al tocco de’ sacri bronzi con riti onorati e sacri.

Laer. Null’altro rimane da compiere?

Sac. Null’altro. Profaneremmo l’ufficio dei morti cantandone l’inno funebre, augurandole il riposo riservato all’anime innocenti, che abbandonarono la vita in pace.

Laer. Deponetela dunque in terra, e possano sul di lei casto corpo, pieno di vezzi e d’innocenza, fiorire le amabili viole! Tu, sacerdote spietato, io tel predico, mentrechè mia sorella riempirà il ministero di un angelo dinanzi all’Essere Supremo, tu ruggirai nel fondo dell’abisso.

Am. Oh! Fu la bella Ofelia?

Reg. (spargendo fiori) Le dolci cose alla dolce bellezza. — Addio! Speravo darti in isposa al mio Amleto; speravo adornare il tuo letto nuziale con questi fiori, non la tua tomba.

Laer. Mille flagelli accumulati cadano sulla testa maledetta dell’uomo, il cui empio delitto t’ha privata della ragione, dello spirito più raro! Aspettate; prima che la si cuopra di terra vo’ abbracciarla anche una volta... (salta nella fossa) Ora gettate la creta sull’estinta e sul vivo, finchè elevata abbiate su di noi una montagna che superi l’antico Pelia o la turchina vetta d’Olimpo che si nasconde nei cieli.

Am. (avanzandosi) Chi è quegli il cui dolore s’esprime con tale enfasi? e le cui grida lamentevoli sospendono il corso degli astri.