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atto quarto 67


Re. Dov’è Polonio?

Am. In cielo; mandate colà, e se non vi si trova, fatene ricerca voi stesso nel luogo opposto. Ma, in fede mia, se nol vedete nello spazio d’un mese, lo sentirete all’odore salendo nella galleria.

Re. Ite a cercarlo.     (ad alcuni del seguito che escono)

Am. Ei v’aspetterà.

Re. Amleto, quest’azione che ne ha contristati tanto, per la sicurezza tua, a noi molto diletta, esige che ti allontani tosto da questo regno. Il naviglio che debbe portarti è preparato, il vento spira propizio, i tuoi compagni ti aspettano; e tutto è disposto per veleggiare verso l’Inghilterra.

Am. Verso l’Inghilterra?

Re. Sì, Amleto.

Am. Bene sta.

Re. Così pur diresti, se conoscessi le nostre intenzioni.

Am. Veggo un angelo che le discerne. Ma andiamo in Inghilterra! — Addio, cara madre.

Re. E al padre tuo, Amleto?

Am. Mia madre. Padre e madre, son marito e moglie. L’uomo e la donna hanno in comune la carne: onde, addio, madre. — Andiamo in Inghilterra.      (esce)

Re. Seguitelo; fate che entri tosto nella nave. Non differite; vo’ che esca dal regno prima di sera; partite, tutto è pronto. Siate solleciti (escono Ros. e Guil.). E tu, Inghilterra, se hai in qualche conto la mia amicizia, di cui la nostra potenza ti ha fatto sentire il prezzo, perocchè le piaghe che ti segnò la spada danese sono anche rosse e sanguinenti, e un tributo tu paghi al nostro trono, non dèi trasandare la nostra volontà suprema, che, con pressanti lettere, sollecita da te la morte di Amleto. Obbediscimi, Inghilterra. Amleto è febbre che m’arde il sangue, e tu devi guarirmene. Finchè io non sappia che quest’atto fu riempito, la gioia non rinascerà più per me per qualunque sorriso della fortuna.     (esce)

SCENA IV.

Una pianura in Danimarca.

Entra Fortebraccio col suo esercito.

Fort. Ite, capitano; recate i miei saluti al monarca danese. Ditegli che, col suo beneplacito, Fortebraccio impetra la concessione di passare con l’esercito pel di lui regno. Voi conoscete