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336 otello

sul grande oggetto che ne è cagione, ma si diffonde sopra ogni altra cosa.. Tali noi siamo!... un solo dito che soffre, comunica a tutte le nostre membra, piene di salute, un senso d’ambascia e di dolore... Ed è per questo che dobbiam conoscerò che gli uomini non sono Dei; nè ci deve quindi dolere se talvolta non ne vengono prodigate quelle carezze che fanno la delizia dei nostri dì dell’amore. Garritemi dunque, Emilia, che fui ingiusta allorchè, troppo esigente, ho tassato di poca cortesia il mio sposo.

Emil. Voglia il cielo che sia, come credete, qualche cura di Stato, e non alcun geloso sospetto.

Desd. Oimè! io non gli ho mai dato motivo da ciò.

Emil. Ma non basta; nè cagione occorre perchè i gelosi siano gelosi. La gelosia è un mostro che da se stessa si genera, che da te sola s’informa.

Desd. Cielo, allontana questo mostro dal cuore di Otello!

Emil. Il Cielo vi esaudisca, signora!

Desd. Voglio andare in traccia di lui... Cassio, non vi allontanate da questo luogo... Se lo trovo propenso, gli rammenterò la vostra dimanda, e farò l’ultimo sforzo per ottenerla.

Cass. Ve ne siano rese grazie, buona signora. (Desd. ed Emil. escono; entra Bianca)

Bian. Dio vi guardi, dolce mio Cassio.

Cass. A che siete uscita di casa? qual cura vi conduce qui, amabile Bianca? In verità, amore, stava per venire da voi.

Bian. Ed io pure andava a casa vostra. Cassio, ora appagatemi: qual vita traete? un’intera settimana lungi da me? sette giorni e sette notti? numero sì grande di ore? E le ore dell’assenza degli amanti sono mille volte più lente di quelle che l’oriuolo nota. Qual fastidio a contarle!

Cass. Perdonatemi, Bianca: durante tutto questo tempo ebbi il cuore lacerato da mille dolori; ma altro ne verrà più lieto, in cui potrò cancellare la memoria di questa lunga lontananza. Dolce mia Bianca, (dandole il fazzoletto di Desdemona) fa una copia di questo disegno...

Bian. Oh Cassio! chi vi diede questa pezzuola? È forse il dono di qualche novella amante? Ah! ora indovino la cagione di una sì dolorosa lontananza. A tanto ne veniste? in verità siete valente!...

Cass. Eh via, donna, respingete al demone, che ve li ispirò, i vostri vili sospetti. Siete gelosa? credete veder un pegno d’amore? No, Bianca, in verità.

Bian. Ma a chi dimane appartenne?