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atto terzo 321


SCENA III.


Innanzi alla fortezza.


Entrano Desdemona, Cassio ed Emilia.

Desd. Sii sicuro, mio Cassio; farò ogni cosa che sia da me per giovarti.

Emil. Non risparmiate nulla, cortese signora. So che questa sventura affligge mio marito, come se gli fosse propria.

Desd. Oh! è un onest’uomo. — Non temete, Cassio; tornerete collo sposo mio nell’amicizia di prima.

Cass. Donna generosa, checchè l’avvenire riserbi a Cassio, ei vi sarà sempre devoto servitore.

Desd. Ve ne ringrazio. Voi amate il mio sposo, lo conoscete da lungo tempo; siate perciò certo ch’ei non vi terrà lontano da lui più di quello che per convenienza sia necessario.

Cass. Sì, ma questa convenienza può durar sì a lungo, nutrirsi d’una serie di pretesti sì miseri, rinascere per tante circostanze e vicissitudini, che il mio posto essendo riempito me assente, il mio generale dimenticherà il mio zelo e i miei servigi.

Desd. Nol temete. Qui innanzi ad Emilia mi fo garante della vostra carica. Siate sicuro, che allorchè una volta ho proferito un voto di amicizia, lo adempio severamente. Il mio Otello non avrà tregua finchè io non l’abbia vinto. Sturberò i suoi sonni parlandogli di voi, fino ad eccitare la sua impazienza; di voi gli terrò discorso la notte giacendogli al fianco; di voi farò menzione fra i suoi pasti, implorando la sua tenerezza; fra tutte le sue azioni, ad ogni momento, il nome di Cassio tornerà incessante. Riprendi adunque la tua serenità; perchè l’avvocata tua morrà, prima di rinunziare alla tua causa.

(Otello e Jago appariscono in distanza)

Emil. Signora; Otello giunge.

Cass. Madonna, mi accomiato da voi.

Desd. Perchè? Fermatevi, e uditemi parlare.

Cass. Non ora, madonna. Mi sento assai mal disposto, nè saprei che dire.

Desd. Fate dunque il voler vostro.     (Cassio esce)

Jago. Ah! ciò mi dispiace.     (fra sè)

Ot. Che dici?

Jago. Nulla, signore; e..... non me ne rammento.

Ot. Non fu Cassio quello che si dipartì da mia moglie?

Jago. Cassio, signore? No sicuramente: non posso credere che