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atto secondo 307


Cass. Il suo parlare è aspro, signora; e meglio l’amerete soldato, che retore.

Jago. (a parte) Ben giudichi, imbelle... Ma ei le prende la mano...! le favella sommesso!... Cassio, questo fragile ragliatelo ben mi basta, onde prender mosca cospicua quale tu sei. Sì, sorridile, sorridile a tua posta; la tua cortesia sarà il laccio che ti strozzerà. Ben dici... così è infatti... ma se per le tue melate parole sarai vergognosamente cacciato dal tuo posto, meglio sarebbe stato per te il baciare con minor frequenza le tue dita, che strinsero la sua bella mano..... e che la cercano ancora, — Egregiamente! il bacio è vivo, la gentilezza stupenda!... Nulla di più vero. Ma che veggo di nuovo?... Di nuovo ti premi le dita colle labbra?... Oh! vorrei, per l’amor che ti porto, che fossero ardenti tizzi!... (s’ode una tromba) Ah! il Moro arriva. Conosco il suo segnale.

Cass. Così è senza dubbio.

Desd. Andiamogli incontro.

Cass. Ecco che già s’avanza.     (entra Otello con seguito)

Ot. O mia bella guerriera!

Desd. Mio caro Otello.

Ot. La mia sorpresa eguaglia il mio contento, veggendoti qui giunta prima di me. Quanta dolcezza ho nel cuore! Ah! se la tempesta deve esser sempre seguita da simil calma, si scatenino pure i venti per risvegliar la morte fino in seno agli abissi; e la fragile barca, flagellata dall’onde, ascenda su’ montuosi flutti, e dall’altezza de’ cieli ricada precipitosa fino al baratro infernale! Oh! se l’ora della mia morte fosse giunta adesso, io morrei al colmo della letizia; e temo che tanta felicità, come provo ora, non mi riserbino più i miei destini sconosciuti.

Desd. Nol voglia il Cielo; e possa invece il nostro amore e la nostra felicità crescer sempre col numero dei nostri giorni.

Ot. Esaudite il suo voto, potenze celesti! Esprimer non saprei la gioia mia; essa m’inebbria, e mi toglie la voce, (l’abbraccia) Ah! in questi baci, mia tenera sposa, stian sempre le contese che s’eleveranno fra noi!

Jago (a parte). Oh! siete all’unisono ora; ma io mischierò a quest’armonia tale un accordo, che ben renda il tuono della mia anima onesta.

Ot. Venite; andiamo nella fortezza. Amici, le nostre guerre terminarono; il Turco fu disperso. Qual vita traggono i nostri antichi conoscenti dell’isola? O amica mia, troverai liete accoglienze in Cipro; onoranze degne di te, celeste cuore. Buon Jago, te ne