Pagina:Rusconi - Teatro completo di Shakspeare, 1858, I-II.djvu/312


atto primo 301

concubina, vorrei cambiar la mia natura umana in quella di una scimmia.

Rodr. Che dovrò fare? Ho vergogna, lo confesso, d’esser così debole; ma non è della mia virtù il correggermi.

Jago. Virtù? follia! Sta sempre in noi l’esser in un modo, piuttosto che nell’altro. Il nostro corpo è il giardino; la volontà nostra il giardiniere che lo coltiva. Ch’ei vi semini l’ortica o grani utili, l’issopo o il timo, piante svariate, o d’una sola specie; che lo renda sterile coll’inerzia, o colla industria lo fecondi; in lui solo sta sempre la potenza di dare al terreno quella forma che più gli piace, e di cangiarla a suo senno. Se la bilancia della vita non avesse il peso della ragione da contraporre a quello delle passioni, la foga del sangue e la bassezza delle nostre tendenze ne porterebbero alle più assurde opere; ma noi abbiamo la ragione per calmare i furori dei sensi, per spuntare il pungolo dei desiderii, e domare le voglie sfrenate: dal che conchiudo, che quello che voi dite amore non cresce nel nostro seno che come una spina selvaggia, o un pollone parassito.

Rodr. Non può essere.

Jago. Sì; quest’amore non è che una libidine del sangue, cui tollera la volontà. Orsù, siate uomo! Annegarvi? i gatti s’annegano coi loro ciechi nati. Mi dichiarai tuo amico; e affermo che il merito tuo mi lega a te con catene indissolubili. Non avrei mai potuto metterti in miglior condizione di quella in cui ora sei. Poni danaro nella tua borsa; seguine a questa guerra; con finta barba trasforma la tua giovinezza in età più provetta. Te ’l ripeto: provvedi danaro. È impossibile che la passione di Desdemona pel Moro duri lungo tempo..... nè l’amor del Moro per lei.... Il principio ne fu troppo violento; e vedrai che con eguale violenza finirà in breve..... ma abbi danaro. — Questi Mori son instabili ne’ loro desiderii..... empi bene il tuo borsellino di monete..... e il frutto ch’egli oggi trova dolce come favo d’Ibla, gli simiglierà fra poco amaro come colloquintida. Quando ella sarà fastidita delle sue carezze, vedrà l’errore della scelta, e desidererà migliorarla: allora, oh! allora abbi molto danaro nella tua saccoccia, e, se pur desideri dannarti, côgli almeno una più dolce opportunità per farlo, che non te l’apprestasse un gelido bagno. Converti in moneta ogni tua masserizia; e, a meno che la santità del fragile voto, che lega un Barbaro errante ad un’astuta Veneziana, non sia troppo tenace pel mio Genio, secondato da tutte le potenze dell’abisso, tu la possederai; ma danaro; fa danaro di quanto possiedi. Al diavolo ora l’idea d’annegarti! ch’è