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atto terzo 263


Stef. Va innanzi, mostro; ti verremo appresso. — Vorrei ben veder questo citaredo, il quale suona si flebilmente.

Trìnc. Verrai tu? (a Caliban) Seguirò Stefano.     (escono)

SCENA III.

Altra parte dell’isola.

Entrano Alonso, Sebastiano, Antonio, Adriano, Gonzalo, Francisco, ed altri.

Gonz. Per la beata Vergine, non posso andar più innanzi, signore. Le mie vecchie ossa ne son peste: un vero labirinto fa quello che percorremmo dianzi: e imploro la vostra pazienza, onde riposarmi.

Al. Non saprei accagionarvene, buon vecchio; ed io stesso mi sento oppresso da una stanchezza che assopisce i miei sensi. Assidetevi, riposatevi; che io lascerò qui la mia speranza, e mi dipartirò infine da questa adulatrice che m’inganna. Sì, annegato è colui del quale vanno in cerca gli erranti nostri passi, e il mare si ride delle nostre vane indagini.

Ant. (sommessamente a Sebastiano) Son ben lieto che rinunci ad ogni speranza: voi, non iscorato per la cattiva riuscita di testè, non rinunciate al disegno che eravate fermo di compiere.

Seb. Verrà adempiuto alla prima opportunità.

Ant. Che la notte prossima vuol porgerci, non potendo essi certo non riposare dopo tanta fatica.

Seb. Sia dunque questa notte; non ne parliamo altro. (incominciano i preludii d’una musica maestosa e solenne; Prospero invisibile sta sopra un’altura. Entrano parecchie strane forme, recando un banchetto, intorno a cui danzano alquanto; e invitato con cortese saluto il re ad assidervisi, si dipartono).

Al. Che armonia è questa? O miei amici, ascoltate!

Gonz. Musica maravigliosa e cara. Ah Cielo, inviane angeli protettori! Che forme eran quelle?

Seb. Fantasmi vivi. Ah! d’ora in poi crederò ai liocorni; crederò esista nell’Arabia un albero che è trono della Fenice; crederò che una Fenice v’abbia regno ancor oggi.

Ant. Ed io pure attesterò sempre per vero ogni più strano prodigio; nè viaggiatore alcuno crederò abbia mai mentito, narrando accanto al fuoco la storia delle sue portentose escursioni.

Gonz. Se in Napoli raccontassi di aver vissuto in un’isola po-