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atto primo 165


Rom. Di cui casa?

Dom. Casa del mio signore.

Rom. Ben dici; è di costui ch’io doveva in prima interrogarti.

Dom. Vi dirò chi ei sia, senza che me ’l chiediate. Il mio signore è il ricco e nobile Capuleto, da cui, se non appartenete alla famiglia de’ Montecchi, potrete venire a tracannare un bicchiere. Siate lieto, signore.     (esce)

Benv. A questa antica festa de’ Capuleti va la bella Rosalina, che tu ami tanto; e con essa il fiore delle fanciulle di Verona. Vienvi tu pure, in nome di Dio, vienvi con me; e comparando con giust’occhio il volto della tua donna ai volti che quivi vedrai, apprestati a mirare il cigno che si trasmuta in corvo.

Rom. Ah! prima che i miei occhi, fedeli al vero, dovessero schernirmi con tale sacrilega illusione, possano le lagrime, che di sovente gl’inondano, mutarsi in fiamme, che quali eretici gli abbrucino. No, no; fanciulla più bella della mia amante il Sol non vide; nè vedrà, durasse eterno il mondo.

Benv. Attendi! Tu sovrumana la trovasti, perchè niuna le vedesti accanto, e l’immagine sua s’impresse senza rivali nel tuo cuore. Ma vieni a compararla alle dolci donzelle che allieteranno questa festa, e in essa scernerai imperfezioni a iosa.

Rom. Ben verrò alla festa a cui m’inviti, ma solo per godervi della presenza dell’oggetto che m’è caro.      (escano)

SCENA III.

La dimora dei Capuleti.

Entrano donna Capuleto e la Nutrice.

Don. Cap. Nutrice, dov’è mia figlia? Falla venir qui.

Nutr. Sull’onor mio1, le dissi di venire è già qualche tempo. Ebbene, mio augello (alzando la voce), mio vago uccelletto! Dio me ne liberi!... Dove sei, fanciulla?... dove?... (entra Giulietta)

Giul. Chi mi chiama?

Nutr. Vostra madre.

Giul. Signora, son qui.

Don. Cap. Nutrice, lasciane per un istante... Ma no, non vale; rimanti, e sii testimone del nostro colloquio. Tu, donna, conosci che mia figlia ha una bella età?

  1. Il testo porta: by my maidenhead... at twelve year old; cioè a dire: per la mia verginità a dodici anni.