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atto quinto 153


Strat. Prima porgetemi la destra... e addio... per sempre addio!

Br. Addio, fido amico; vivi felice la vita che ti avanza, (dà la spada, che l’altro gli drissa al cuore, e su cui Bruto si precipita) Cesare, ora sii pago... La tua morte mi fa più assai dolorosa di questa, (muore; grida di vittoria; entrano Ottavio, Lucilio, Antonio, Messala, e soldati)

Ott. Chi è costui?

Mess. L’amico del mio capitano. — Stratone, ov’è Bruto?

Strat. Libero dalle catene che ti cingono, Messala; e tale, cui i vincitori potran solo ridurre in cenere. Bruto, e null’altri, trionfò di Bruto: male ad altri addicevasi l’onore della sua morte.

Luc. In tal guisa dovea trovarti, Bruto; ne sien grazie agli Dei! Bruto, la tua morte avverò le parole di Lucilio.

Ott. Tutti gli amici di Bruto vivranno, se il vogliono, con me. — Stratone, t’è a grado venire a’ miei servigi?

Strat. Sì, se Messala il consente.

Ott. Che di’ tu, buon Messala?

Mess. In qual guisa morì Bruto, Stratone?

Strat. Avventandosi sulla propria spada, ch’io ferma gli tenni.

Mess. Ottavio Cesare, abbi dunque con te colui che rese l’estremo servigio al suo signore.

Ant. Di quanti Romani furono, Bruto apparve certo il più nobile. Tutti gli altri cospiratori s’indussero per invidia ad uccider Cesare, mentre ei puro immischiossi in quell’empia congiura, e puro ei solo e incontaminato ne uscì. La vita che ebbe, scorse limpida e tranquilla come l’onda di un ruscello che annaffia l’erbe e i fiori; e gli elementi dell’esser suo furono sì industriosamente armonizzati, che la natura potrebbe gridare all’universo: Questi era un uomo!

Ott. Onoriamone le ceneri come ce lo impongono le sue virtù: e il suo cadavere posi questa notte nella mia tenda, bello di quanti ornamenti fregiar possono un guerriero. Voi chiamate di poi a raccolta l’esercito; fate che cessi la carneficina, e apprestatevi a partecipare alla gloria di cui ci fa lieti questo bel giorno.

(escono)


fine della tragedia.