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atto terzo 129


Citt. Rimaniamoci dunque, ed ascoltiamo Antonio.

Citt. Alla tribuna, Antonio, alla tribuna.

Ant. Per la deferenza che mostraste a Bruto mi tengo a voi accetto.

Citt. Che dice di Bruto?

Citt. Dice, che per l’amore che gli portiamo si crede a noi caro.

Citt. Ben farà non isparlando di Bruto.

Citt. Quel Cesare era un tiranno.

Citt. Sì; e benedetta fu l’ora che ce ne redense.

Citt. Silenzio; udiamo quel che Antonio sa dire.

Ant. Valorosi Romani...

Tutti i citt. Silenzio, olà! ascoltiamo.

Ant. Amici, Romani, concittadini, porgetemi attento ascolto; vengo a seppellir Cesare, non a laudarlo. Il male che gli uomini fanno, vive dopo di loro; come il bene è sovente sepolto colle loro ossa. Tal sia di Cesare. Il nobile Bruto vi disse che Cesare fu ambizioso? Se ciò è vero, ei fu in grave colpa, e severamente l’espiò. Qui col consenso di Bruto e de’ suoi fidi, perocché Bruto è uom d’onore, e i suoi compagni van rispettati, venni per inaugurare i funerali di Cesare, che mi fu amico in vita, che sempre giusto m’apparve; ma che Bruto, uom d’onore, ambizioso trovò. — Ambizioso? oh! lo era ei forse allorché empiva Roma di cattivi, i cui riscatti feano pingue il pubblico tesoro? Ambizioso? oh! lo era ei quando gemeva sui mali del povero, e con lagrime generose si querelava pel manomesso popolo? Ah! se l’ambizione riveste forme siffatte, di qual luce più pura potrà risplender la virtù? Ma Bruto dice ch’ei fu ambizioso; e Bruto, o cittadini, è uomo d’onore. Voi però tutti vedeste come tre volte alle feste Lupercali gli presentassi regia corona, e come tre volte ei la rifiutò. Fu quella ambizione? Bruto il credè, e niuno certo vorrà negare esser Bruto uomo d’onore; né per disdirlo favello, ma per parlar di Cesare quello che conosco. Voi tutti l’amaste un tempo, e non senza perché: or che vi trattiene dal compiangerlo estinto? — O ragione, tu disertasti le menti degli uomini, e rifuggita ti se’ fra le belve! — Compatitemi, amici; siate meco pii: il mio cuore é là in quel feretro con Cesare, con quel magnanimo sventurato!

Citt. E parmi non mal dica.

Citt. Se ben consideri, ne trarrai quale ingiustizia abbia patito Cesare.

Citt. Pur troppo lo credo; e temo non venga un peggiore al suo posto.