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viaggi scrìsse relazioni assai curiose ed importanti, la maggior parte delle quali in epoche e in luoghi diversi furono stampate, e parecchie di esse ebbero l’onore di traduzioni in francese ed in tedesco. Nel lungo periodo di quei dieci anni, è facile immaginare, quanto fosse estesa e viva la corrispondenza del Sestini cogli uomini più dotti ed illustri delle più colte nazioni, cominciando da quella col sommo Eckhel e con Ennio Quirino Visconti, corrispondenza, che si accrebbe ancor più negli anni seguenti. Finite nel 1792 le escursioni del Sestini in Oriente, cominciarono quelle per la colta Europa. Percorse di nuovo l’Italia, indi passò nella Germania e in Prussia, dove fece lunga sosta a Berlino e a Carlottemburgo. Il re di Prussia Federico Guglielmo III, ad onorare lo scienziato, e a premiare l’insigne erudizione e dottrina dell’infaticabile archeologo, gli concedette una lauta pensione, di cui il Sestini fruì fino a che la celebre vittoria di Napoleone a Jena, 14 ottobre 1806, mise quel re nell’impossibilità di continuare la sua generosa larghezza a chi aveva cotanto illustrato la scienza e le archeologiche discipline. Nel 1810 il Sestini fu a Parigi, e vi descrisse il ricco medagliere del Signor Tovhon; nel suo ritorno a Firenze, la principessa Elisa Bonaparte, sorella maggiore di Napoleone, creata poco prima dall’Imperatore, Granduchessa di Toscana, lo elesse a suo bibliotecario ed archeologo. Quattro anni dopo, cadute le sorti dei Napoleonidi in Italia, Ferdinando III di Lorena, risalendo il trono granducale della Toscana, trattenne e confermò nella sua carica il Sestini, e per di più lo insigni del titolo di Begio antiquario e di Professore onorarìo dell’Università di Pisa. Il Sestini si stabili pertanto a Firenze, che lasciò soltanto l’ultima volta, per recarsi in Ungheria a Hedervar presso Vienna, dove attese a classare e descrivere il magnifico gabinetto di medaglie del conte Michele Wiczay. — Ritornato a Firenze, non si allontanò più da questa sua città nativa. Ora, perchè più agevolmente si possa rilevare l’attività non mai interrotta di questo grande archeologo, anche a riguardo dello studio delle monete, che forma l’oggetto principale delle nostre pubblicazioni, e