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LXIII

COMPAGNIA

Qui fra le genti, una gran voce o un’eco
fievole e bassa il nome nostro sia,
tutti, in florida landa o in nudo speco,
bisogno abbiam di santa compagnia.
E il pellegrin, che in di ridente o bieco
varca l’amara valle e non oblia
i suoi dolci sepolti, ha sempre seco
i compagni miglior lungo la via.
Oh, quante volte in una nube bianca,
in un lume notturno, un caro viso
passa a riconfortar l’anima stanca!
Passa, e bisbiglia: — 11 piú aspettar m’è duolo. —
E il viator, ch’era un istante assiso,
s’alza al cammin, com’augelletto al volo.

LXIV

E I' CANTO...

Chi canta in me? son l’anime leggère
de’ morti? è Febo? o una romita amante?
son le corde d’un’arpa? o son le sfere?
o è tutto un universo in me sonante?
Queste cose i’non so: so che al fragrante
vapor de’ cedri in tepide riviere
i’ canto, come in nuda alpe gigante,
flagellata da soli e da bufere.
Canto, come, al passar d’una divina
ala di vento per romita piaggia,
canta un arido arbusto o una ruina.
E i’ canto, quale in mar canta il pilota,
che non cerca saper come viaggia
dal cielo eterno a noi l’aura e la nota.