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130Credi: la ciancia de’ tuoi vanti accora
l’antico senno. E la discordia vile
dentro le soglie della tua dimora
audacemente armò l’empia e servile
podestá dei liberti, e in fuga pose
135 quanto ancor vi fioria d’alto e gentileI
Rompe da se le fila armoniose
del suo novo destili popol, che perde
la reverenza delle antique cose.
Deli! porgi, Italia, dell’etá tua verde
140segno miglior, però che la bufera
rispetta il cedro e il fatuo fior disperde.
E voi, fratelli, che all’eterna sera
si per tempo chinaste, inclite stelle
accese e morte in nebulosa sfera,
145propiziate la madre, e queste ancelle
razze dolenti, e della forza vostra
passi l’ardor visibilmente in elle.
E quanta di fanciulli oggi si prostra
piccola stirpe ai vostri mani, un giorno
150sorga gigante a superar la giostra.
Verranno allora in bianco abito adorno
le giovinette sui redenti fiumi,
verran cercando a quelle ripe intorno
le sacre tombe. E la gramigna e i dumi
155di bellissimo aprii si vestiranno
sotto la fiamma de’ virginei lumi.
E le vostre gagliarde anime, il danno
ben vendicato delle pugne antiche,
nei commossi sepolcri esulteranno.
160E il falciator, dopo le pie fatiche,
portando seco alla romita sede
i raccolti manipoli di spiche
cresciuti al sangue della vostra fede,
li sentirá tremar sotto le braccia,
165e dei vostri sará spiriti erede.