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dal «tacito abburattato» 195


se tu odiato, invidiato dal monarca, cioè a dire privo di quel caldo efficacissimo, che suole il cuore tramandare alle lontane membra, quando ei le ama, nondimeno hai fatto poco men di essi? Certamente sol ti converrebbe il nome di Germanico, se tutte le nazioni il nome lor prendessero dalla Germania». — Hai ragione, o sagacissimo Germanico; tu la indovini. Cicerone, dedicando a’ numi un’aurea tazza, il nome suo con lettere, il cognome con l’imagine di un cece vi effigiò: tu con piú ingegnosa invenzione il nome tuo tacendo nel trofeo, vi hai scolpito quel di Giove e Marte, per mostrar, che il vero tuo nome è il Bellicoso e il Fulminante. Ben vedrá il romano popolo che ottimamente ti opponesti nel pretender voce dal silenzio, quando nell’esequie della nobil Giunia andranno in processione venti immagini di nobilissime famiglie, Manlii, Quinzi, ed altri somiglianti nomi: sed praefulgebunt Cassius atque Brutus, eo ipso quod effigies eorum non videbuntur. E se in paragon di gloria ne verran Seiano e Dolabella, benché questo non impetri i trionfali onori da Tiberio, che a quell’altro gli concede, huic negatus honor gloriam intendit. Oh maraviglioso senno di chi attende a meritar gli onori, ma con umiltá magnanima non cura di conseguirli. Ciò che per ischerno disse Seneca, magnificando l’efficacia di quel fungo che ripose nel catalogo degl’immortali Claudio con l’ucciderlo, tremolumque caput descendere iussit in coelum, dirò io con sentimento serio, e generoso di una nobile umiltá. Descendere iussit in coelum: ci fa scendere, abbassarci è vero; ma con questo scendere ove vassi? in cielo. Èvvi piú bel modo di sollevarsi?