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l’intelligenza 181

sanza battaglia star m’è grandi pene;
come ’l fuoco non può star sanza legna,
cosí mi sembra e par ch’a me addivegna:
di battaglia mia groria nasce e vene».

     Isfidò Cesar la nobel cittade: 140
chiuser le porte, entrâr su per le mura;
una foresta aveavi in veritade,
che molto saggi n’avevan paura;
grande spavento e grande orribiltade
n’udía la gente da dottare allora:
imagini v’avea con nuovi segni,
idoli de’ pagan pareano i legni,
la gente non v’ardía di far dimora.

     Cesare ’ncominciò ’nprim’a tagliare, 141
poi disse a’ suoi: «Tagliate arditamente!».
I Marsiliesi il venner a sguardare,
credendo che morisse immantenente;
poi lasciò Brutto per lor guerreggiare,
ei n’andò verso Spagna, egli e sua gente;
e giunse ed assediò ’l buon Preteiusso,
de la parte Pompeio e Aufraniusso;
se sottomise loro e la lor gente.

     Brutto rimase e con molta franchezza, 142
combatteo i Marsiliesi e vinse ancora;
per terra non poteo far lor gravezza,
per mar diè lor battaglia e grieve e dura;
vinse la terra con molta prodezza,
fece abbattere alquante de le mura;
il pianto e’ guai iera per la cittade,
Brutto prese da lor la fedaltade,
i morti fuoro assai oltre misura.

     Cesare intanto divenne crucciato, 143
e venne in cruccio co’ suoi cavalieri;