Apri il menu principale

Pagina:Poe - Storie incredibili, 1869.djvu/170


— 164 —


e tracannavamo gagliardamente, sebben la porpora del vino ci dipingesse assai bene la porpora del sangue; poich’eravi in quella camera un ottavo personaggio, il giovane Zoilo. — Morto, lungo disteso e sepolto, egli era il genio e il demonio della scena. Ohimè! e’ non prendeva parte a quel nostro festeggiare tranne che con quella sua figura tutta convulsa per male: e i suoi lumi, nella cui pupilla la morte non aveva spento che a metà il fuoco della pestilenza, parea che pigliassero tanto interesse alla nostra gioia quanto son capaci di pigliarne i defunti alla gioia di coloro che stanno per morire. Ma sebbene io, io, Oinosse, vedessi e sentissi gli occhi del defunto fissi esclusivamente sopra di me, nondimanco meco medesimo me ’l dissimulava, sforzandomi di non comprendere l’amarezza della loro espressione; e intensamente ed insistentemente osservando nelle fantastiche profondità dello specchio di ebano, con voce alta e sonora cantava le canzoni del poeta di Teo. Se non che il mio canto andò poco a poco cessando, e gli echi ondulando lontan lontano tra i funebri drappi della sala, divennero deboli, sottili, indistinti e.... si estinsero....

Ed ecco che dal fondo di que’ neri damaschi dove perdevasi moriente l’ultimo suon della canzone, levossi un’Ombra; nereggiante, indefinita; un’ombra simile a quella che la luna, quando è bassa in cielo, disegna lungo lungo le nostre persone; la quale non era ombra di uomo, nè ombra d’un Dio, nè ombra di qualsiasi altro essere conosciuto. E tremolando lieve lieve per le crespe dei damaschi, poco dopo ci apparì visibile, ritta, a bel mezzo la superficie della porta di bronzo. Ma l’Ombra era