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800 maschere nude

S’accosta al marito e lo guarda con uno strano, orribile ammiccumento di donna perduta.

— Anche quei tuoi, sai?

Silvio (smorendo). Che, miei?

Fulvia (ridendo, ma con un misto di pianto, in una convulsione che diverrà man mano più forte, quanto più, per vincerla, ella si strazierà, dicendo di sé le cose piú crude). Mah! quelli che ti passasti, quand’ero come una bambina, e m’insegnavi cose che mi parevano orribili!

Silvio (per richiamarla a sé). Fulvia!

Fulvia. Mi sono divenuti familiari.

Silvio (c. s.). Fulvia! Fulvia!

Fulvia. Oh, sai, famosa!

Silvio. Tu hai la voluttà di dilaniarti!

Fulvia. Con le tue mani, sí. Le ho fatte sapere anche a lui, sai? Perciò egli spasima cosí di me!

Subito staccando al colmo dell’orgasmo grida tre volte:

Che schifo! Che schifo! Che schifo!

Segue come un nitrito, e in un brivido lungo di ribrezzo, restringendosi tutta in sé con le mani afferrate ai capelli e il volto nascosto dalle braccia, aggiunge:

Ah Dio, che schifo!

Subito, Silvio e Mauri le si fanno accosto, premurosi e sconvolti, ementre l’orgasmo di lei par che si scarichi in un tremore convulso, di freddo, le parlano insieme concitatamente.

Silvio. Non è possibile seguitare cosí!

Mauri (supplice). Ma come, Flora! Se ti ho tenuta come una santa! come una santa!

Fulvia (all’improvviso, rialzandosi ancora convulsa, ma di nuovo risoluta, e ponendo le mani sulle spalle del Mauri). Sí, è vero, sí! — Voi, sí!

Subito correggendosi, spiccatamente:

Tu, sí! Ma fammi il piacere: zitto!

Mauri (felice, provandosi a prenderle una mano per baciargliela). Oh Flora! Grazie!