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4 maggio.

È bello scrivere perché riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare a una folla.

Se ti riuscisse di scrivere senza una cancellatura, senza un ritorno, senza un ritocco — ci prenderesti ancora gusto? Il bello è forbirti e prepararti in tutta calma a essere un cristallo.

5 maggio.

Qual’è la vita di questi tipi? Una gaiezza, un sorrisetto, una bizzarria di vestiario o di parola. Ne hai altre tu?

8 maggio.

Roma e il suo significato nella mia vita l’ho già veduto il giugno-luglio ’43. Notare che c’è un rapporto stretto fra le letture che da piú di un anno facevo (etnologia) e il fatto di Roma. Perché ci son venuto, e per caso?

Maturato tutto il mondo mito-etnologico, ecco che torno a Roma, e invento il nuovo stile dei dialoghi e li scrivo.

23 maggio.

Scontrato un tipo, senza dubbio, eccezionale. S. A. Non sentito il minimo impaccio. La comprendo totalmente. Sono piú ricco di lei. Non soltanto perché piú giovane, ma in assoluto. So che cos’è forma; lei non lo sa.

Eppure lei è il fiore di Torino 900-10. Mi commuove come un ricordo. C’è in lei Enrico Thovez, Cena, Gozzano, Amalia, Gobetti. C’è Nietzsche, Ibsen, il poema lirico. Ci sono tutte le esitazioni e i pasticci della mia adolescenza. Lontana. C’è la confusione di arte e vita, che è adolescenza, che è dannunzianesimo, che è errore. Tutto vinto e passato.