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colle scale potevasi superare; avendolo tenuto sì basso, come se non si fosse trattato che di fare un recinto ad un orto altronde malamente esposto. Ad ambi poi i lati dell’istmo aveano fatte sul mare certe alzate, chiamate Moli; ma piccole assai e di niun conto; e lo spazio interposto tra il muro e le onde, lo aveano chiuso a modo, che piuttosto la cosa parea fatta per invitare con adito preparato chi volesse occupare il luogo, che colla intenzione di tenerne lontani gli aggressori: tanto era stoltamente fatta quell’opera, e superabile a chi avesse voluto venirvi sopra. E intanto credendo che quella fosse un propugnacolo inespugnabile, lasciavano alla discrezione dei nemici quanto contenevasi dentro i muri, poichè nel Chersonneso non v’erano nè castelli, nè altra fortificazione di alcuna sorta, quantunque si trattasse di un tratto di paese lungo quasi tre giornate di cammino. E certamente non è gran tempo, che i nemici scorrendo la Tracia, tentarono verso il lido di aprirsi l’entrata; e come i custodi si lasciarono prendere da terrore, essi quasi per giuoco saltarono da que’ muri, e senza alcuna fatica vennero entro il giro de’ medesimi.

Per la qual cosa Giustiniano Augusto intento alla sicurezza de’ suoi sudditi, ricorse a questo espediente. Prima di tutto demolì il vecchio muro sì che non ne rimanesse vestigio. Indi un altro nel sito medesimo eresse, notabile per altezza e grossezza. Sopra i merli, praticato un volto, vi fece un portico, che tenesse a coperto i difensori. A quel volto poi soprappose un altr’ordine di merli, mediante il quale raddoppiò a’ nemici l’opera del combattere: indi nell’una e nell’altra estremità del mu-