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V’ha un castello suburbano, che a cagione della sua figura chiamasi Strongilo, cioè rotondo. La strada che da esso conduce a Reggio, era quasi tutta disuguale, sassosa e rotta, a modo che cadendo piogge alquanto copiose, i viaggiatori erano arrestati da frequenti lagune. L’Imperadore pertanto la fece selciare con grandi lastroni, e la rendè facile e spedita. Essa si stende sino a Reggio in lunghezza, ed è larga quanto conviene perchè comodamente passino due carri, i quali vengono ad incontrarsi. Que’ lastroni sono sì duri, che li diresti di pietra molare; sono sì larghi e lunghi, che ognuno cuopre un grande spazio di terreno, e penetrano in terra profondamente; e sono sì bene uniti insieme, e spianati, che paiono un pezzo solo. Ma di ciò basti.

Vicino a Reggio v’è uno stagno, che riceve fiumi scorrenti da luoghi più alti, e si estende sino al mare a modo che viene ad avere con esso comune il lido e strettissimo, il quale entrambi concorrono ad inondare, dalle due opposte parti spingendovi contro con fremito i loro flutti. E procedono essi sempre su quel comun lido in senso contrario; e dove vi sieno giunti, ritornano indietro, come se ivi abbiano prefisso il termine loro. Ma però alcune volte giungono a confondere insieme le acque; e quando ciò accade, si forma ivi una specie di stretto pelago, la cui acqua, non ben si conosce a quale dei due appartenga: imperciocchè nè sempre il mare si getta nello stagno, nè sempre lo stagno si getta nel mare: ma dopo copiose piogge, soffiando l’austro, manifestamente dallo stagno il mare si avanza oltre; e al soffiare di borea il mare travalica