Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/216

182

ed ogni cosa con tutta sicurezza, e a suo arbitrio fare colà.

Poche sono queste cose, ma però bastanti per far conoscere come Giustiniano non ebbe nessuno scrupolo in pervertire le sanzioni de’ Cristiani; ed a questo proposito dirò brevemente delle leggi per denaro abolite. Fu presso gli Emesseni un certo Prisco, ingegnosissimo in contraffare la scrittura delle persone, e di tale bricconeria artefice eccellente. Già da molti anni la Chiesa loro era stata istituita erede sua da rispettabilissimo personaggio, di nome Mammiano, illustre per la dignità di patrizio, per la nobiltà della stirpe, e per copiosissimo patrimonio. Al tempo poi di Giustiniano quel Prisco teneva il registro delle famiglie della città, che si distinguevano per ricchezze, e che potevano dar materia a grosso bottino. Di queste si mise egli a considerare gli ascendenti, procacciatisi i documenti che li riguardavano; e a loro nome scrisse parecchi istromenti, pe’quali si dichiarava come da Mammiano aveano ricevuta in deposito grande somma di denaro, e come essi se ne confessavano debitori. Il credito, che con quelle false scritte metteva colui insieme, era di dieci mila libbre d’oro. Poscia imitando meravigliosamente la scrittura di un notaio per fede e virtù distintissimo, il quale, vivente Mammiano, faceva a’cittadini ogni occorrente atto, e di sua mano lo segnava, que’documenti presentò ai procuratori della chiesa degli Emesseni, i quali gli promisero la parte, che a lui spettava, della somma da riscuotersi. Ma ostava la legge, la quale tutte le altre azioni esten-