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Pagina:Opere complete di Galileo Galilei XV.djvu/68


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POSTILLE E CORREZIONI


STANZA 62

Non sì vanno i leoni o i tori in salto

A dar di petto, ad accozzar sì crudi ec. e Galileo

A dar di petto od a cozzar sì crudi.

E così hanno appunto alcune antiche edizioni.


STANZA 74


Che ne’ calci tal possa avea il cavallo,

Ch’avria spezzato un monte di metallo.

E Galileo: È questa veramente troppo grande iperbole.


CANTO SECONDO

STANZA 4


Tu te ne menti che ladrone io sia,
Rispose il Saracin non meno altiero:
Chi dicesse a le ladro, lo diria
(Quanto io n’odo per fama) più con vero.
La pruova or si vedrà chi di noi sia
Più degno della donna e del destriero;
Benché, quanto a lei, teco io mi convegna
Che non è cosa al mondo altra sì degna.

In questa invettiva di Sacripante contro a Rinaldo, che
gli contrasta Angelica e il destriero, Galileo ha per oscuro il
modo più con vero del quarto verso, e muta i due ultimi così:

È ver ch’io teco, quanto a lei, convegno
Che non ha il mondo uom che di lei sia degno.