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Pagina:Opere complete di Galileo Galilei XV.djvu/383


l'intento: giaché, mancato il Sig.r Galileo, essendo, a persuasione del Sig.r Senatore Andrea Arrighetti, anch'esso discepolo del Sig.r Galileo, trattenuto in Firenze il Sig.r Torricelli, fu questo da V. A. S. (con l'ereditario instinto di protegere e sollevare i possessori d'ogni scienza e per la particolar affezzione e natural talento alle matematiche) favorito appresso il Ser.mo nostro G. Duca, e da questo onorato col glorioso titolo di suo Filosofo et Matematico, e con regia liberalità invitato a pubblicar quella parte dell'opere sue che l'ànno reso immortale, et altra prepararne di maraviglia maggiore, che, prevenuto da invidiosa e immatura morte, lasciò imperfetta, ma, postuma e bramata sin d'oltre a' monti, spera tra poco la luce.

Non fu il Sig.r Galileo ambizioso delli onori del volgo, ma ben di quella gloria che dal volgo differenziar lo poteva. La modestia gli fu sempre compagna; in lui mai si conobbe vanagloria o iattanza. Nelle sue avversità fu constantissimo, e soffrì coraggiosamente le persecuzioni delli emuli. Muovevasi facilmente all'ira, ma più facilmente si placava. Fu nelle conversazioni universalmente amabilissimo, poiché discorrendo sul serio era ricchissimo di sentenze e concetti gravi, e ne' discorsi piacevoli l'arguzie et i sali non gli mancavano. L'eloquenza poi et espressiva ch'egli ebbe nell'esplicare l'altrui dottrine o le proprie speculazioni, troppo