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Pagina:Opere complete di Galileo Galilei XV.djvu/382


grandemente dell'agricoltura, che gli serviva insieme di passatempo e di occasione di filosofare intorno al nutrirsi e al vegetar delle piante, sopra la virtù prolifica de' semi, e sopra l'altre ammirabili operazioni del Divino Artefice.

Ebbe assai più in odio l'avarizia che la prodigalità. Non rispiarmò a spesa alcuna in far varie prove et osservazioni per conseguir notizie di nuove et ammirabili conseguenze. Spese liberalmente in sollevar i depressi, in ricevere et onorare forestieri, in somministrar le comodità necessarie a poveri, eccellenti in qualch'arte o professione, mantenendogli in casa propria finché gli provvedesse di convenevol trattenimento. E tra quei ch'egli accolse, tralasciando di nominar molti giovani fiamminghi, tedeschi e d'altrove, professori di pittura o scultura e di altro nobil esercizio, o esperti nelle matematiche o in altro genere di scienza, farò solo particolar menzione di quegli che fu l'ultimo in tempo, e in qualità forse il primo, e che già discepolo del P. D. Benedetto Castelli, ormai fatto maestro, fu dal medesimo Padre inviato e raccomandato al Sig.r Galileo, affinché questi gustasse d'aver appresso di sé un geometra eminentissimo, e quegli, allora in disgrazia della fortuna, godesse della compagnia e protezione d'un Galileo. Parlo del Sig.r Evangelista Torricelli, giovane d'integerrimi costumi e di dolcissima conversazione, accolto in casa, accarezzato e provvisionato dal Sig.r Galileo, con scambievol diletto di dottissime conferenze. Ma la congiunzione in terra di due lumi sì grandi ben esser quasi momentanea dovea, mentre tali son le celesti. Con questi non visse il Sig.r Galileo più che tre mesi; morì ben consolato di veder comparso al mondo, e per suo mezzo approssimato a' benigni influssi della Ser.ma Casa di V. A., così riguardevol soggetto. Et il Padre Castelli conseguì ancora