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Pagina:Nuovi poemetti.djvu/206

190 la vendemmia



ii


Non vuol venire. È tristo, che fa pena.
Oh! come è tristo! In vero è così poco
16che ride un poco! Ci ha imparato appena! —

Ricordo: un giorno lo sfasciavo, al fuoco,
e lo guardavo. Ei tese il dito a un occhio.
19Lo vide lustro, gli pareva un gioco,

chi sa? vedeva un altro bel rabocchio
lì dentro. E io me lo tenea lontano,
22lo patullavo in alto d’in ginocchio,

gli prendea la manina nella mano,
e la scoteva, gli facea le rise;
25ed ecco, anch’egli si provò pian piano,

fece bel bello le fossette, e rise.


iii


Rise. M’avea riconosciuta: ero io:
la mamma, ahimè!... Prima, diceva al seno,
29con gli occhi e con le due manine, È mio!

Dopo, ero sua, tutta, nè più nè meno.
E se vagiva e se piangeva, al suono
32della mia voce si facea sereno.