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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/209


11 - Nessuno si troverà mai nel caso di intendere il suo stomaco come uno stomaco estraneo, forse divino : ma bene di intendere i suoi pensieri come « dati », i suoi apprezzamenti come ispirati da un Dio », i suoi istinti come attività crepuscolari — di questa in- clinazione, di questo gusto, dell'uomo vi sono testimonianze in tutti i tempi dell'umanità. Ancora adesso vi è, specie fra gli artisti, una sorta di meraviglia e di riverente ritrosia, quando si presenta loro la questione di dove abbiano ottenuto il loro successo migliore e di dove sia venuto loro il pensiero creatore: quando essi si fanno questa domanda, tianno una specie di innocenza e di pudore infan- tile, osano appena dire : « questo venne da me, è stata la mia mano che ha gettato il dado ». — Al contrario, quegli stessi filosofi e re- ligiosi che avevano nella loro logica e pietà il fondamento più so- lido per prendere la loro corporeità come illusione (e invero come illusione vinta e soppressa), non hanno fin qui potuto fare a meno di riconoscere lo stupido fatto che il corpo non se ne è andato; del che troviamo le testimonianze più bizzarre e in Paolo, e nella filo- sofia vedantica. Ma che cosa significa da ultimo forza della fede? Malgrado ciò potrebbe essere sempre ancora una fede mollo sciocca! Qui bisogna osservare : — Alla fin fine, quando anche la fede nel corpo fosse solo la con- seguenza di un ragionamento : posto che fosse un falso ragiona- mento, come affermano gli idealisti, non è un punto interrogativo messo accanto alla credibilità dello spirito, che esso sia in tal modo la causa di falsi ragionamenti? Posto che la molteplicità e lo spazio e il tempo e il movimento (e tutto ciò che possano essere le pre- supposizioni di una fede nella corporeità) siano errori, quale dif- fidenza susciterebbe ciò contro lo spirito, che ci ha condotto a que- ste presupposizioni? Basta, la fede nel corpo è frattanto sempre ancora più forte che la fede nello spirito; e chi vuole atterrare la prima, atterra insieme completamente anche la fede nell'autorità dello spirito! 437. IL CORPO COME ORGANISMO DI DOMINIO. L'aristocrazia nel corpo, la pluralità dei dominanti (lotta delle cellule e dei tessuti). La schiavitù e la divisione del lavoro: il più alto tipo possibile soltanto per la sottomissione di un tipo più basso ad una funzione.