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Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/135


37 - prio dovere perchè tutto vada bene — tutto questo lia senso, sol- tanto se si ammette una direzione delle cose sttb specie boni. Persino il fatalismo, la nostra attuale forma di sensibilità filosofica, è una conseguenza di quella lunghissima fede nella volontà di Dio, una conseguenza incosciente : cioè come se l'andamento delle cose non dipendesse propi-io da noi ( — come se ci fosse lecito lasciar andar le cose come vanno : ogni individuo solo un modo della realtà assoluta — ). 264. Niente sarebbe più utile e dovrebbe essere più incoraggiato di un nichilismo conseguente dell'azione. Come io intendo tntti i fenomeni del cristianesimo, del pessimismo, essi e- sprimono questo pensiero: « siamo maturi per non essere; per noi è ragionevole il non essere ». Questo linguaggio della ragione sarebbe, in questo caso, anche il linguaggio della natura selettiva. Ciò clie invece è con-'^\ ]|_/t»f, dannevole, al di là di ogni espressione, è l'ambigua e vile incom- pletezza di una religione come il cristianesimo, o per esser più esatti, come la chiesa la quale, invece di incoraggiare alla morte e alla distruzione di sè, protegge tutti i mal-nati e i malati e li spinge a riprodursi. — Problema : quali mezzi bisognerebbe usare per realizzare una forma severa del grande nichilismo contagioso, la quale insegnasse ed esercitasse la morte volontaria con una scrupolosità scientifica (e non lasciare vegetare debolmente gli esseri in vista di una post- esistenza menzognera? — ). Non si saprebbe condannare abbastanza il cristianesimo per aver deprezzato, coll'idea dell'immortalità personale, il valore di un simile movimento nichilista grande e purificatore, cosi come era già forse in procinto di formarsi; e anche colla speranza della risurrezione: in una parola d'aver sempre impedito l'alto del nichilismo, il suicidio.... Esso vi sostituì il lento suicidio; e poi gradatamente una vita meschina, povera, ma duratura; a poco a poco una vita interamente volgare, borghese, mediocre, ecc. 265. Non si deve mai perdonare al cristianesimo di aver rovinato uomini come Pascal. Non si deve mai cessare di combattere nel cri- stianesimo questa sua volontà di spezzare le anime più forti e le - 1