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Pagina:Neera - Vecchie catene, Milano, Brigola, 1878.djvu/148


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Diana della passata freddezza e del recente insulto — avrebbe voluto offrirle una riparazione grande e sublime — avrebbe voluto metterla su un trono prima di prostrarsi a’ suoi piedi.

La voce di lei si avvicinava ripetendo le strofe di una cantilena infantile, e quasi subito la sua elegante personcina apparve in mezzo al verde delle foglie.

Era molto malinconica; cantava per rallegrare il bimbo, ma un sospiro interrompeva sovente la sua canzone.

Appena vide Luigi, si arrestò titubante. Da un mese non si parlavano quasi mai — egli sembrava sfuggirla... Oh! quante volte si era domandata a sè stessa se doveva finire così il bel sogno della sua giovinezza!

Un gruppo di singulti le serrava la gola. Pose a terra il piccino, che la guardò, malcontento di perdere in un punto solo e il canto e le braccia della mamma.

In quel momento Luigi li vide. Si alzò e venne a prendere il fanciullo, baciandolo con un impeto di tenerezza, nuova no, ma diventata da qualche tempo rara.

— Sarai stanca —— disse poi a Diana senza guardarla e mentre una vampa di fuoco gli accendeva la fronte — Enrico comincia a diventare pesante; non devi più portarlo. Siediti... qui.

Additò la panchina, così piccola che non si poteva stare in due (vedi lettera di Diana alla sua amica), pure vi stettero.