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Pagina:Neera - Una giovinezza del secolo XIX.djvu/270

242 Una giovinezza del secolo XIX


quale le mie pupille si fissavano ipnotizzate era il saliscendi che la mano piccoletta aveva premuto tante volte.... La mia commozione è al colmo, non posso resistere, il desiderio è più forte di me. Appoggio un dito e la porta si apre scampanellando. Che momento!

Al suono improvviso accorse una servetta chiedendomi chi cercavo. Non avendo alcun piano prestabilito, dissi a caso il primo nome che mi passò per la mente, intanto che i miei occhi frugavano ansiosi l’andito, delusa di trovarlo non più quale era rimasto nella mia memoria, ma scialbo, triste e muto, imbiancato da cima a fondo come un sanatorio, in luogo della calda tinta ambrata d’un tempo che sembrava trattenere sulle pareti il palpito della vita. Avrei voluto andare avanti, penetrare nelle stanze, nella cucina sonora di voci, splendente di terse stoviglie, vedere se qualche vestigio rimanesse ancora dei tempi felici; chiudere gli occhi e trovare al buio la bella sala colle paradisee e lo spicchio di cocomero dipinto sul soffitto, l’angoluccio dove la vecchia Teresa preparava il corredo della mia bambola, la camera ridente dei miei sonni infantili colle ampie tende azzurre a ghirlande di rose che palliavano sulle finestre i primi raggi del mattino; ma la servetta teneva