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Pagina:Neera - Una giovinezza del secolo XIX.djvu/263


Una giovinezza del secolo XIX 235


l’angelo, in premio delle tue virtù ti aveva dato la spada del guerriero, e quella brandendo combattesti le tue battaglie per il bene. Come riposi ora tranquilla, Màrgula, Màrgulina mia! Le parlavo a voce alta, non so se colla speranza che avesse da intendermi, o per il semplice bisogno di intrattenermi ancora una volta con lei, sotto la protezione del mistero di cui sentivo l’augusta presenza; nè mi accorsi del tempo che fuggiva, nè mi fu breve l’indugio. La voce sommessa dei miei fratelli dalla saletta mi chiamò ripetutamente. Allora mi chinai per l’ultimo addio sul feretro che tra poco avrebbe risuonato dei colpi sinistri del martello: Addio per sempre! Una lagrima cadde da’ miei occhi su un ramicello di camelie regalatomi poc’anzi dalla moglie del dottore e che mi era rimasto fra le dita. Con movimento istintivo posai fiore e lagrima sul petto della cara estinta, mormorando: "Lo sai, ora, che ti voglio bene?..."


Uno dopo l’altro tutti i miei vecchi sparivano così, lasciandomi un gran vuoto nel cuore. La zia Carolina si era abbattuta sull’inginocchiatoio, un mattino, mentre recitava le orazioni, chiudendo senza malattia la serena vecchiaia trascorsa nella pace degli affetti domestici, nella casa avita eretta