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Chiara levando un gambo di peperone che guastava la simetria del piatto.

— Oh!... no — rispose Pompeo scuotendosi, come colui che si desta da un sogno.

— Tu non hai peranco mangiato; non dovevi aspettarmi, Pompeo — sai che non devi aspettarmi.

— Non ho fame.

— Perché dunque? — alla tua età non è naturale — lavori troppo.

— Chi sa! fece Pompeo passando la mano sulla fronte quasi a cacciarne una rimembranza importuna.

— Questo studio ! questo studio ! — continuò la signora Chiara trinciando il manzo — abbiamo fatto tanto per averlo questo cencio di studio e per mio conto sono già pentita. Tu dicevi: vedrai, se posso mettermi in carriera, non invidio nulla al re. Ebbene, adesso ci sei in carriera; hai una buona posizione, i clienti crescono ogni giorno, dovresti essere felice — ma io non l’avrò mai la consolazione di vedere un sorriso su quella tua bocca — no — mai ! Sempre serio, sempre chiuso, sempre in collera con tutto il mondo!

Nell’ardore delle sue esclamazioni, la signora Chiara aveva respinto il piatto fino a metà tavola — poi pentita lo tirò dolcemente a sé, e infilzando una fettolina di carne la offerse al fratello.

— Vuoi?