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nero, ancora più cadente e decrepito di quanto le era sembrato in tutti gli anni della sua giovinezza passati fra quelle rovine. Eppure non provava alcun senso di ribrezzo ; erano come vecchi amici diventati più vecchi, diventati più brutti, ma aventi ancora quella voce nota e nella voce la magica parola dei ricordi.

I piccoli giardini cupi, umidi, coi nodosi alberi protesi sulle acque del canale, coi muricciuoli scrostati piangenti stille di salnitro, con frammenti di antiche panchine, con traccia di scale distrutte, con scheletri di pergolati che furono e che ancora distendono i tenaci avanzi delle rame disseccate lungo i fianchi delle casupole che tante cose videro, ridestano nel cuore di Minna quale eco di fanfare lonta¬nanti nel tempo le visioni, le speranze, le sciagure, le lotte : tutto ciò che era stata fino allora la sua vita.

Piccoli giardini serrati fra alte case, poveri di fiori e ricchi di verde, piccoli giardini tristi e solitari, giardini abbandonati, giardini morti. Minna li guarda con profondo amore.

Le sue prime nozioni sulla campagna ella