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Quasi tutti i rapporti segreti della presidenza del Buon Governo riguardanti il clero, sono concordi nell’affermare come questo non fosse all’altezza della sua missione. Di preti buoni non c’era penuria; ma coloro che arrivavano alle alte dignità, coloro che avevano il mestolo delle faccende ecclesiastiche in mano, quando non erano tristi, erano inetti. Sopratutto si lamentava la mancanza della coltura, specie nelle campagne, e l’assenza della moralità non solo nei semplici preti e nei parrochi, ma financo nei vescovi, di cui le relazioni dei Governatori, dei Commissari Regi e dei Bargelli narrano avventure improntate ad una galanteria che si direbbe una copia di quella dei frati e degli abati delle novelle del Boccaccio e del Casti.

Ma la rilasciatezza del clero toccò nella diocesi di Firenze il suo apogeo sotto il Governo di monsignor Morali. Era questi uomo inettissimo, di poca coltura, e facile a lasciarsi menare pel naso, specie se la guida era in gonnella. Non sembra però che fosse un Lovelace in sottana; solamente pare che nel palazzo arcivescovile egli si fosse creata intorno a sè una famigliuola, come un prete russo o un pastore tedesco. Certamente i canoni del sacro Concilio di Trento ne rimanevano sforacchiati, ma i negozi ecclesiastici avrebbero fatto il loro corso naturale, se l’Arcivescovo non avesse abdicato il proprio potere nelle mani di coloro che dividevano il suo tetto e la sua mensa. Costoro, che forse in qualche storico ecclesiastico avevano letto come certi Papi vendessero e beneficî e indulgenze, avevano aperto bottega, dove a prezzi di tariffa si conferivano canonicati, prebende e parrocchie. Bastava che l’offerta fosse proporzionata al beneficio perchè fosse accettata, ed un bordelliere, o un ubbriacone, o un ignorante fosse sollevato alle dignità ecclesiastiche. La qual cosa, passata sotto silenzio per qualche tempo, per i lamenti e il parlare che ne facevano le persone oneste, si fece palese; e il Governo volle vedere e sentir chiaro: e ci vide proprio chiaro. Il Puccini, che nella sua qualità di presidente del Buon Governo era stato incaricato di far le indagini, nel luglio del 1823 riferì al Granduca come quasi tutti i benefici della diocesi di Firenze fos-