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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/93


ATTO SECONDO

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Mitrane.

Ti RIDATE.

Mitrane.

Tiridate.

Mitrane.

Tiridate.

Mitrane.

Tiridate.

Mitrane.

Tiridate.

Mitrane.

Tiridate.

Mitrane.

Tiridate.

punir si dee. Né contro lui m’irrita già la mercé; bramo a Zenobia offesa offrire il reo.

Dunque ancor speri?

Ad una

leggiadra pastorella

ne richiesi poc’anzi: Egle è il suo nome; questa è la sua capanna. Avrem da lei qualche lume miglior.

Ma che ti disse?

Nulla.

E tu speri?

Si. Mi parve assai confusa alle richieste: mi guardava, arrossia, parlar volea, cominciava a spiegarsi, e poi tacca.

O amanti, oh quanto poco basta a farvi sperar !

Con Egle io voglio parlar di nuovo: a me l’appella.

Il cenno

pronto eseguisco, (entra nella capanna)

Oh che crudel contrasto di speranze e timori,

giusti numi, ho nel sen ! Non v’è del mio stato peggior.

(tornando) La pastorella è altrove;

solitario è l’albergo.

Infin che torni, l’attenderò. Vanne alle tende.

È vana

la cura tua. Quella sanguigna spoglia, ch’io stesso rimirai...

Crudel Mitrane, io che ti feci mai? Deh! la speranza non mi togliere almen.