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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/80


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XVII - ZENOBIA

ZOPIRO.

Radamisto.

ZOPIRO.

Radamisto.

ZOPIRO.

Radamisto.

Zopiro.

di Zenobia e di lui ; pensai che allora

l’avrei difesa invan; lei mi dipinsi

fra le braccia al rivai; tremai; m’intesi

gelar le vene ed avvampar ; perdei

ogni uso di ragion ; non fui capace

più di formar parole;

fosca l’aria mi parve e doppio il sole.

E che facesti?

Impetuoso, insano,

strinsi Tacciar: della consorte in petto l’immersi, indi nel mio. Di vita priva nell’Arasse ella cadde, io su la riva. Principessa infelice !

Io, per mia pena, al colpo sopravvissi. A’ miei nemici mi celò la caduta. Al nuovo giorno pietosa man mi sollevò, mi trasse...

Ma tu non m’odi, e torbido nel volto pensi fra te! So che vuoi dir: stupisci che mi sostenga il suol, che queste rupi non mi piombin sul capo. Ah! son punito: è giusto il ciel. M’han consegnato i numi, per castigo a me stesso, al mio crudele tardo rimorso.

(A trucidar quest’empio non basto sol.)

So che aprir deggio il varco a quest’anima rea; ma pria vorrei trovar l’amata spoglia, darle tomba e morir. L’ombra insepolta erra per queste selve. Io me la veggo sempre sugli occhi : io non ho pace. Andiamo, andiamo a ricercar... (incamminandosi) (arrestandolo) Ferma! che dici?

Circondano i nemici ogni contorno, e il tenteresti invano.