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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/79


ATTO PRIMO

Radamisto.

ZOPIRO.

Radamisto.

Zopiro.

Radamisto.

Zopiro.

Radamisto.

E l’ottenni. Ah! fui di tanto tesoro possessor. Ma... oh Dio!

Tu piangi!

La perdesti? dov’è? Paria: quai fato si bei nodi ha divisi?

Ah, Zopiro, ella è morta, ed io l’uccisi! Giusti numi! e perché?

Perché giammai mostro il suol non produsse più barbaro di me ; perché non seppi del geloso furor gl’impeti insani mai raffrenar.

Nulla io comprendo.

Ascolta.

Da’ sollevati armeni

creduto traditor, sai già che astretto

fui poc’anzi a fuggir. Lungo l’Arasse

presi il cainmin. La mia Zenobia (oh troppo

virtuosa consorte!) ad ogni costo

volle meco venir; ma poi del lungo

precipitoso corso

al disagio non resse. A poco a poco perdea vigor. Stanca, anelante, oppressa, già tardi mi seguia; già de’ feroci persecutori il calpestio frequente mi cresceva alle spalle. — Io manco, o sposo mi dice alfin : — salva te sol ; ma prima aprimi il seno, e non lasciarmi esposta all’ire altrui. — Figurati il mio stato.

Confuso, disperato,

lagrimava e frenica; quando... ah, Zopiro, ecco il punto fatali... quando mi vidi del parto Tiridate a fronte comparir le note insegne.

Le vidi, le conobbi; e in un istante non fui più mio. Mi rammentai gli amori