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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/326


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XXI - IL RE PASTORE

SCENA VI Agenore solo.

Misero cor! credevi

d’aver tutte sofferte

le tirannie d’amore. Ah! non è vero:

ancor la più funesta,

misero core, a tollerar ti resta.

Sol può dir come si trova un amante in questo stato, qualche amante sfortunato, che lo prova — al par di me.

Un tormento è quel ch’io sento più crudel d'ogni tormento; è un tormento disperato, che soffribile non è. (parte)

SCENA VII

Parte dello spazio circondato dal gran portico del celebre tempio di Ercole tirio.

Fra l’armonia strepitosa de’ militari stromenti esce Ales¬ sandro, preceduto da’ capitani greci e seguito da’ nobili di Sidone; poi Tamiri, indi Agenore.

Alessandro. Voi, che fausti ognor donate nuovi germi a’ lauri miei, secondate, — amici dèi, anche i moti del mio cor.

Sempre un astro luminoso sia per voi la gloria mia; pur che sempre un astro sia di benefico splendor.

Olà! che più si tarda? Il sol tramonta: