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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/313


ATTO SECONDO

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a turbarti il seren, tutto vedrai.

Sarai buon re, se buon pastor sarai.

Aminta. Tanto ardir da quei detti...

Alessandro. Or va’: deponi

quelle rustiche vesti, altre ne prendi, e torna a me. Già di mostrarti è tempo a’ tuoi fidi vassalli.

Aminta. Ah! fate, o numi,

fate che Aminta in trono se stesso onori, il donatore e il dono.

Ah ! per voi la pianta umile prenda, o dèi, miglior sembianza, e risponda alla speranza d’un si degno agricoltori

Trasportata in colle aprico, mai non scordi il bosco antico, né la man che la feconda d’ogni fronda — e d’ogni fior, (parte)

SCENA V

Alessandro ed Agenore.

Agenore. (Or per la mia Tamiri è tempo di parlar.)

Alessandro. La gloria mia

me fra lunghi riposi, o Agenore, non soffre. Oggi a Sidone il suo re donerò: col nuovo giorno partir vogl’io; ma, tei confesso, a pieno soddisfatto non parto. Il vostro giogo io fransi, è vero; io ritornai lo scettro nella stirpe reai ; nel saggio Aminta un buon re lascio al regno, un vero amico in Agenore al re. Sarebbe forse