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Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. IV, 1914 – BEIC 1885923.djvu/308


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XXI - IL RE PASTORE

Elisa.

Agenore.

Elisa.

Agenore.

Elisa.

Agenore.

Elisa.

Agenore.

Elisa.

Agenore.

Elisa.

di lei parlar. Già incominciai, ma fui nell’opera interrotto. Ah! va’. S’ei viene, gli opportuni momenti rubar mi puoi.

T’appagherò.

(s’alza, s’incammina, poi si volge) Frattanto

non celar ad Aminta le smanie mie.

No.

(come sopra) Digli

che le sue mi figuro.

Si.

Da me lungi, oh quanto penerà l’infelice! (ad Agenore, ma da lontano) Molto.

E parla di me? (da lontano)

Sempre.

(torna ad Agenore) E che dice?

Ma tu partir non vuoi. Se tutte io deggio ridir le sue querele... (con impeto)

Vado: non ti sdegnar. Sei pur crudele!

Barbaro, oh Dio! mi vedi divisa dal mio ben ; barbaro, e non concedi ch’io ne dimandi almen?

Come di tanto all'etto alla pietà non cedi? hai pure un core in petto, hai pure un’alma in sen. (parte)